Pubblicità

RASSEGNA STAMPA #47 — “Venerdì d’Ingegneria e Economia”


www.tuoingegnere.it – https://tuoingegnere.altervista.org/ – https://www.youtube.com/@Tuoingegnere –https://tidycal.com/mircovitellozzi/tuoingegnere-linkedin

Rassegna stampa settimanale

🔥 NOTIZIA DELLA SETTIMANA

Il decreto attuativo dell’iperammortamento 2026 è finalmente firmato.

Dopo cinque mesi dall’introduzione con la Legge n. 199/2025, MIMIT e MEF hanno firmato il testo ufficiale che definisce le regole operative per accedere alla maggiorazione fiscale sugli investimenti in beni strumentali digitali e impianti FER. Le aliquote vanno dal 180% (fino a 2,5 milioni di euro) al 100% (fino a 10 milioni) al 50% (fino a 20 milioni). Attenzione: la procedura è più complessa del previsto — cinque comunicazioni obbligatorie al GSE, non tre. I cloud SaaS restano esclusi. Si attende ancora l’apertura della piattaforma informatica GSE e i modelli di comunicazione.


📋 Intro editoriale

La parola di questa settimana è soglia.

L’Italia si trova alla soglia del recepimento obbligatorio della Direttiva Case Green (Direttiva UE 2024/1275), con scadenza fissata al 29 maggio 2026 — e rischia di varcarla senza avere ancora adottato alcun provvedimento di recepimento nazionale. Il settore dell’iperammortamento raggiunge la soglia dell’operatività con la firma del tanto atteso decreto attuativo, ma la soglia della piena digitalizzazione resta ancora lontana: il cloud SaaS è escluso dagli incentivi. Nel campo dell’intelligenza artificiale, la cybersicurezza supera una soglia inquietante: per la prima volta un attacco zero-day è stato progettato con l’aiuto di un sistema di AI. E sul fronte energetico, l’IRENA certifica che le rinnovabili abbinate allo storage hanno definitivamente superato la soglia della competitività rispetto al gas e al carbone.

Tutto, questa settimana, parla di soglie: chi le supera, chi le manca, chi le sposta.

— Ing. Mirco Vitellozzi


📅 SCADENZE DELLA SETTIMANA

ScadenzaAdempimento
29/05/2026Termine per il recepimento della Direttiva UE 2024/1275 “Case Green” — l’Italia è ancora inadempiente
03/06/2026Entrata in vigore del D.M. 28 ottobre 2025 (Decreto Requisiti Minimi 2025 per calcolo APE e ponti termici)
15/11/2028Termine ultimo per la comunicazione di completamento iperammortamento 2026 al GSE
20/01 (annuale)Comunicazione periodica di monitoraggio iperammortamento (da trasmettere ogni anno entro questa data)
Da definireApertura piattaforma informatica GSE per comunicazioni iperammortamento 2026

🤖 1. INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Questa settimana il mondo dell’AI ha superato una soglia che molti temevano ma che nessuno si aspettava così presto: un sistema di intelligenza artificiale ha contribuito a progettare un attacco informatico zero-day, cioè basato su una vulnerabilità ancora ignota agli sviluppatori. Non si tratta di un esercizio accademico, ma di un caso reale documentato da Google. Nel frattempo, la sanità italiana e europea inizia a fare i conti con le implicazioni legali e professionali dell’AI clinica — un fronte aperto e urgente che riguarda medici, strutture e pazienti. E sul piano normativo, l’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689) mostra i suoi nodi irrisolti: costi di compliance, ambiguità definitorie e il possibile “Digital Omnibus” come correttivo. Tre frammenti di una stessa storia: l’AI sta diventando attore, non semplice strumento.


🏆 Le 3 notizie della settimana

1. L’AI ha progettato il suo primo attacco zero-day: una soglia inquietante

📰 Un’AI ha progettato per la prima volta un attacco in grado di sfruttare una falla di sicurezza sconosciuta — Wired Italia

Il Threat Intelligence Group di Google ha identificato — e reso pubblico l’11 maggio — il primo caso documentato di exploit zero-day sviluppato con l’aiuto di un sistema di intelligenza artificiale. Il malware, scritto in Python, è stato progettato per sfruttare una “falla logica semantica” all’interno di uno strumento di amministrazione web open-source, puntando a violare i meccanismi di autenticazione a due fattori (2FA). Diversi elementi hanno tradito la mano dell’AI nella costruzione del codice: un punteggio CVSS fittizio inserito come commento, uno stile di programmazione eccessivamente strutturato e convenzionale — caratteristica tipica dei contenuti generati da modelli linguistici. Google ha bloccato la vulnerabilità prima che producesse danni.

Da ingegnere che da anni lavora con sistemi digitali in contesti produttivi e immobiliari, questa notizia mi preoccupa per una ragione specifica: stiamo assistendo al passaggio dell’AI da strumento di supporto a strumento di attacco autonomo, con capacità di ricognizione, sviluppo di exploit e ottimizzazione dei payload prima della distribuzione. Il Gtig di Google lo dice esplicitamente: “I criminali informatici stanno utilizzando l’AI per ottimizzare varie fasi del ciclo di vita di un attacco”. Per chi gestisce sistemi industriali, impianti connessi, piattaforme SCADA o anche semplicemente infrastrutture informatiche aziendali, la domanda concreta non è più “se” questa minaccia ci riguarda, ma “quando” e con quali difese. L’aggiornamento sistematico dei sistemi e la verifica delle credenziali di accesso non sono mai state operazioni così urgenti.

→ [link interno — articolo su cybersicurezza industriale in preparazione su TuoIngegnere]


2. AI in corsia: chi è responsabile quando l’algoritmo sbaglia la diagnosi?

📰 Intelligenza artificiale in corsia: cosa cambia per medici e pazienti — Agenda Digitale

Il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica del 27 febbraio 2026 “Relazione di cura, consenso informato e responsabilità nell’era dell’IA” affronta, per la prima volta con questa concretezza operativa, il problema della responsabilità medica nell’era degli algoritmi. L’analisi si intreccia con il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) e con il Regolamento (UE) 2025/327 sullo European Health Data Space, delineando un sistema in cui le strutture sanitarie non possono più nascondersi dietro la conformità del fornitore di software. Il CNB individua tre elementi minimi inderogabili del consenso informato per sistemi AI in ambito clinico: informazione sull’uso del sistema, spiegazione del suo ruolo nel processo decisionale, e comunicazione della natura probabilistica — non deterministica — dei risultati.

La notizia riguarda me come ingegnere in modo indiretto ma preciso: la stessa struttura di ragionamento si applica a qualsiasi sistema tecnico con impatto su persone e proprietà. Le quattro aree di rischio giuridico identificate dal CNB — responsabilità da affidamento acritico, responsabilità da rigetto immotivato, responsabilità organizzativa e responsabilità contrattuale lungo la filiera — non sono principi astratti. Sono lo schema che i tribunali adotteranno nei prossimi anni ogni volta che un algoritmo avrà contribuito a una decisione sbagliata. Per chi progetta sistemi di automazione, gestisce diagnosi energetiche assistite da AI o semplicemente si affida a strumenti digitali per redigere relazioni tecniche, il consiglio è uno: documentare sempre il ragionamento umano che integra o corregge l’output dell’algoritmo. L’AI Act non alleggerisce la responsabilità organizzativa — la rende più visibile e più esigibile.

→ [link interno — articolo su AI Act e professionisti tecnici su TuoIngegnere]


3. AI Act: le criticità reali e il correttivo del Digital Omnibus

📰 AI Act alla prova dei fatti: tra criticità e revisione del modello europeo — ElettricoMagazine

Il Regolamento (UE) 2024/1689, entrato in vigore il 1° agosto 2024, mostra già le sue tensioni applicative. I costi di compliance per i sistemi ad alto rischio possono risultare proibitivi per le PMI; le definizioni restano in alcuni punti opache; l’AI generativa è stata regolamentata in una fase di rapida evoluzione tecnologica, con il rischio di norme già parzialmente obsolete. La risposta della Commissione è il pacchetto “Digital Omnibus” presentato nel novembre 2025: una proroga fino a 16 mesi degli obblighi per i sistemi ad alto rischio, collegata alla disponibilità degli standard tecnici; alleggerimento degli obblighi documentali; sandbox regolatorie ampliate; revisione del regime sanzionatorio con maggiore proporzionalità per le PMI. La nota più delicata riguarda la possibile flessibilità sui dati personali per l’addestramento dei modelli e il rinvio del watermarking per i contenuti generati.

Come professionista che si affida sempre più a strumenti AI nel lavoro quotidiano, posso affermare che il Digital Omnibus è una mossa necessaria, non un cedimento. Regolamentare prima di comprendere pienamente produce regole che nessuno applica davvero. La priorità concreta per le imprese italiane che adottano AI nei processi è questa: mappare già oggi quali sistemi rientrano nella categoria “ad alto rischio” ai sensi dell’allegato III del Regolamento, e predisporre la documentazione tecnica anche se gli obblighi formali non sono ancora scattati. Farsi trovare pronti vale più di qualsiasi proroga.

→ [link interno — guida all’AI Act per professionisti e imprese italiane su TuoIngegnere]


📎 Altre notizie della settimana

  • Agenti AI e responsabilità: il rischio che le imprese non possono ignorare — Il Sole 24 Ore affronta il tema della liability legata agli agenti AI autonomi. La questione non è teorica: ogni agente che esegue azioni in nome dell’impresa può generare obblighi contrattuali, danni a terzi, violazioni normative. La domanda concreta per qualsiasi imprenditore che adotta agenti AI è: chi firma per ciò che l’agente ha fatto? La risposta del diritto non è ancora univoca, ma la prudenza è nella documentazione e nel controllo umano su ogni azione rilevante. (paywall) → Il Sole 24 Ore
  • L’AI cambia il modo di scrivere — e forse non è un male — Linkiesta riflette sul modo in cui i modelli linguistici stanno trasformando la scrittura professionale e creativa. Il punto che vale la pena sottolineare non è se l’AI scriverà “al posto di”, ma come cambierà la soglia di ingresso alla comunicazione di qualità. Per i professionisti tecnici che comunicano con clienti, questo ha implicazioni pratiche immediate. → Linkiesta
  • Italia, paese dei prompt — Wired analizza il posizionamento dell’Italia nel mercato del lavoro AI: non un paese di sviluppatori, ma di “prompt user”. Una semplificazione forse, ma la riflessione sulla mancanza di investimento in formazione tecnica avanzata è pertinente e urgente. → Wired Italia
  • Toyota costruirà la propria AI, senza soluzioni americane né cinesi — StartMag riporta la strategia di Toyota di sviluppare sistemi AI proprietari per la produzione industriale, evitando la dipendenza da fornitori geopoliticamente esposti. Una lezione di sovranità tecnologica che l’industria manifatturiera italiana farebbe bene a studiare. → StartMag
  • Musica creata con AI: si può proteggere e vendere? — LaLeggePerTutti risponde a una domanda che rimbalza sempre più spesso anche tra professionisti creativi che usano l’AI come strumento. La risposta dipende dal grado di intervento creativo umano. Per chi produce contenuti tecnico-divulgativi assistiti da AI, il principio è lo stesso: l’output protegibile è quello in cui l’autore umano ha fatto scelte originali. → LaLeggePerTutti

🏗️ 2. EDILIZIA

Il settore edilizio italiano si trova questa settimana davanti a uno specchio scomodo: mentre la Direttiva UE 2024/1275 “Case Green” attende il recepimento entro il 29 maggio 2026 — scadenza ormai imminente che l’Italia sembra destinata a non rispettare — le regioni si muovono in ordine sparso, con Lombardia e Alto Adige che anticipano il quadro nazionale. Il Piano Casa 2026, intanto, introduce misure per l’edilizia popolare. E dalla ricerca scientifica arriva una conferma economica importante: gli edifici efficienti valgono fino al 50% in più nelle aree climatiche più fredde. Non sono numeri di policy, sono numeri di mercato — e riguardano i proprietari, i progettisti e chiunque lavori nel settore.


🏆 Le 3 notizie della settimana

1. Direttiva Case Green: l’Italia alla soglia dell’inadempimento

📰 Emissioni Edilizie, Green Deal e Direttiva “Case Green”: transizione verso edifici a “Zero Emissioni” — Altalex

Il settore edilizio europeo è responsabile di circa il 40% del consumo energetico totale e del 36% delle emissioni di CO2, dati Commissione Europea. La Direttiva (UE) 2024/1275 “Case Green” — entrata in vigore il 29 maggio 2024 — impone all’Italia di recepirla entro il 29 maggio 2026: mancano due settimane, e la Legge di Delegazione Europea 2025 non la include. Il rischio concreto è una procedura di infrazione. La direttiva obbliga alla ristrutturazione del 16% degli edifici più energivori entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035; vieta i nuovi impianti di riscaldamento a soli combustibili fossili entro il 2040; introduce il Passaporto di Ristrutturazione; riduce la validità degli APE a cinque anni (eccetto classi A, B, C). In Italia, oltre il 60% degli edifici residenziali è in classe E, F o G — le meno efficienti. Gli investimenti necessari sono stimati in 180 miliardi di euro solo per il nostro Paese.

Come ingegnere che produce APE e diagnosi energetiche da oltre trent’anni, posso affermare che la direttiva non rappresenta una sorpresa: i contenuti erano noti dal 2022 e molte delle sue misure ricalcano raccomandazioni che il settore tecnico proponeva da anni. Il ritardo nel recepimento è un danno concreto: le imprese e i progettisti non sanno come pianificare, i comuni non sanno come orientare i propri strumenti urbanistici, i proprietari non sanno se e quando saranno obbligati a intervenire. È un errore grave, che espone l’Italia a sanzioni UE e rallenta una filiera — quella dell’efficienza energetica — che invece avrebbe bisogno di certezze per crescere. Per chi gestisce un patrimonio immobiliare, il consiglio è uno solo: iniziare adesso la valutazione energetica, indipendentemente dal recepimento formale, perché gli obblighi arriveranno in ogni caso.

→ [link interno — Guida completa alla Direttiva Case Green 2026 su TuoIngegnere]


2. Piano Casa 2026: cosa cambia davvero con la Gazzetta Ufficiale

📰 Piano casa 2026 in Gazzetta Ufficiale: cosa cambia — Sky TG24 (contenuto non accessibile per blocco Akamai — sintesi basata su fonti secondarie)

Il Piano Casa 2026, approdato in Gazzetta Ufficiale nei giorni scorsi, introduce misure che incidono sia sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica — con la previsione di un commissario dedicato alla gestione — sia su alcune categorie di edifici privati. La manovra si inserisce in un contesto di crescente emergenza abitativa in Italia e in Europa: la Commissione UE ha lanciato la prima Alleanza Europea per l’Edilizia Abitativa e l’OCSE stima che la carenza di abitazioni accessibili sia uno dei principali freni alla mobilità lavorativa nei Paesi membri. Per chi si occupa di ristrutturazione e retrofit energetico, il Piano Casa è rilevante soprattutto per le possibilità che apre in termini di rigenerazione del patrimonio edilizio pubblico, un segmento in cui l’efficienza energetica e la sicurezza strutturale viaggiano spesso insieme.

Da un punto di vista tecnico ed economico, qualsiasi intervento sull’edilizia pubblica che non includa un salto di almeno due classi energetiche è, nel 2026, un’occasione mancata. Le risorse — siano PNRR, regionali o nazionali — devono essere agganciate a obiettivi energetici misurabili, non solo a interventi di manutenzione ordinaria. È questa la chiave per trasformare la spesa pubblica in efficienza reale e in risparmio strutturale per gli enti locali.

→ [link interno — Piano Casa 2026: guida operativa per professionisti su TuoIngegnere]


3. Edilizia efficiente: le case di classe A valgono fino al 50% in più nelle aree fredde

📰 Efficienza energetica: il valore delle case cresce fino al 50% nelle aree più fredde — Infobuild

La ricerca REbuild 2026 quantifica con precisione quello che il mercato cominciava a intuire: nelle aree climatiche più fredde, gli edifici in classe energetica elevata registrano un premio di mercato fino al +49,7% rispetto agli edifici analoghi in classe bassa. Non si tratta di un dato ideologico, ma di una valutazione di mercato fondata su transazioni reali. La dinamica è coerente con i dati dell’AI energetica: nelle zone dove i costi di riscaldamento incidono significativamente sul bilancio familiare, la classe energetica dell’immobile diventa un fattore di scelta primario nell’acquisto o nella locazione.

Posso affermare, sulla base della mia esperienza quotidiana con APE, diagnosi energetiche e relazioni ex Legge 10/91, che il mercato si sta allineando a questa logica molto più rapidamente di quanto le politiche pubbliche stiano facendo. I proprietari che hanno investito in cappotto termico, sostituzione degli impianti e pannelli fotovoltaici nell’ultimo quinquennio stanno oggi raccogliendo il dividendo sotto forma di valore di mercato dell’immobile e di minori costi operativi. Chi non ha ancora fatto la valutazione energetica del proprio patrimonio immobiliare dovrebbe farlo adesso — non per ottemperare a un obbligo futuro, ma per capire concretamente quale leva economica sta lasciando inespressa. Questo vale doppio per le Marche e le aree dell’Appennino centrale, dove il fabbisogno di riscaldamento è storicamente elevato.

→ [link interno — APE e diagnosi energetica: la guida completa 2026 su TuoIngegnere]


📎 Altre notizie della settimana

  • Ristrutturazione edilizia scommette su Industria 5.0 e iperammortamento 2026 — Il Sole 24 Ore analizza come il settore della ristrutturazione stia guardando con attenzione agli incentivi convergenti tra efficienza energetica e digitalizzazione. La logica è quella del “gemello digitale” dell’edificio: sensori, BMS, automazione e produzione FER integrati come un unico sistema agevolabile. Un’opportunità concreta per le imprese che vogliono combinare Conto Termico 3.0 e iperammortamento in un unico progetto. (paywall) → Il Sole 24 Ore NT+
  • Crisi degli alloggi: la Commissione UE lancia la prima Alleanza Europea per l’Edilizia Abitativa — GreenReport riferisce dell’iniziativa europea per affrontare la crisi abitativa attraverso una rete di coordinamento tra Stati membri, enti locali e operatori del settore. L’Italia, che ha il più alto tasso di proprietà immobiliare dell’UE (oltre il 75% delle famiglie), deve trovare formule che coniughino il diritto all’abitazione con gli obiettivi della Direttiva Case Green senza scaricare sui proprietari oneri insostenibili senza adeguati strumenti finanziari di accompagnamento. → GreenReport
  • PNRR e fondi per l’edilizia residenziale pubblica: la situazione è critica — QualEnergia segnala difficoltà nell’utilizzo dei fondi PNRR destinati all’edilizia residenziale pubblica: iter burocratici complessi, capacità progettuale insufficiente degli enti locali, scadenze ravvicinate. Un problema sistemico che richiede una semplificazione delle procedure amministrative, non ulteriori incentivi sovrapposti agli esistenti. (paywall) → QualEnergia
  • Novità per gli hotel dismessi: le nuove opportunità di riconversione — La Nazione riporta le novità normative per la riconversione degli hotel abbandonati in altre destinazioni d’uso, un tema rilevante in molte città costiere e montane italiane dove il patrimonio ricettivo obsoleto pesa sul paesaggio urbano. Per l’ingegnere, si tratta di un’opportunità progettuale che unisce recupero edilizio, adeguamento sismico e upgrade energetico. → La Nazione

📈 3. IPERAMMORTAMENTO 2026

Questa settimana è quella della firma: il decreto attuativo dell’iperammortamento 2026 è stato siglato da MIMIT e MEF il 4 maggio 2026, ponendo fine a mesi di attesa. Il quadro che emerge è articolato e per certi versi più complesso del previsto — cinque comunicazioni obbligatorie, perizia tecnica asseverata, certificazione contabile, monitoraggio annuale. Sul fronte delle esclusioni, la polemica è accesa: il cloud SaaS resta fuori dagli incentivi, con Anitec-Assinform e Assintel che parlano di “passo indietro” rispetto al 2019. Ma il decreto offre anche aperture concrete sugli impianti FER per l’autoconsumo produttivo. La settimana dell’iperammortamento è una settimana di opportunità da pianificare con precisione.


🏆 Le 3 notizie della settimana

1. Il decreto attuativo è firmato: istruzioni operative e documenti necessari

📰 Iperammortamento 2026, firmato il decreto: istruzioni e documenti necessari — InformazioneFiscale

Con la firma di MIMIT e MEF del 4 maggio 2026 sul decreto attuativo, l’iperammortamento previsto dalla Legge n. 199/2025 diventa finalmente operativo. Gli investimenti agevolabili devono essere completati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 e riguardano beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese (Allegati IV e V alla Legge n. 199/2025) e investimenti in beni materiali per autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo. Le aliquote di maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile sono: 180% fino a 2,5 milioni di euro; 100% tra 2,5 e 10 milioni; 50% tra 10 e 20 milioni. La procedura prevede cinque comunicazioni al GSE — due in più rispetto a quanto delineato dalla Manovra — oltre a perizia tecnica asseverata da ingegnere o perito industriale iscritti ai rispettivi albi professionali, e certificazione contabile di un revisore legale.

Da ingegnere specializzato nella redazione di perizie tecniche per incentivi e nella gestione di investimenti energetici aziendali, posso affermare che questa misura è concreta e ben strutturata, ma non priva di insidie per chi si avvicina per la prima volta. Il punto critico è la sequenza delle comunicazioni al GSE: la comunicazione preventiva deve essere trasmessa prima dell’avvio degli investimenti; quella di conferma entro 60 giorni dalla verifica positiva del GSE; quella di completamento entro il 15 novembre 2028. Sbagliare una singola scadenza equivale al mancato perfezionamento della procedura e alla perdita dell’intero beneficio. Per chi gestisce cantieri impiantistici o sta pianificando l’acquisto di macchinari digitali, il consiglio è di partire dalla perizia tecnica asseverata — redatta da un ingegnere iscritto all’albo — ancora prima di effettuare il primo ordine. La documentazione tecnica è il pilastro di tutta la procedura.

→ [link interno — Guida Completa 2026 all’Iperammortamento su TuoIngegnere]


2. Le regole per imprese, digitale e rinnovabili: il perimetro tecnico del decreto

📰 Iperammortamento 2026: nuove regole per imprese, digitale e rinnovabili — Infobuild

Il decreto attuativo pubblicato da Infobuild in forma integrale chiarisce il perimetro tecnico degli investimenti agevolabili in impianti FER. Gli impianti devono essere ubicati sulla stessa particella catastale della struttura produttiva o collegati tramite POD esistenti alla medesima struttura. Sono ammissibili gruppi di generazione elettrica, trasformatori posti a monte dei punti di connessione, misuratori funzionali alla produzione, sistemi di stoccaggio asserviti agli impianti e impianti per energia termica da fonti rinnovabili come calore di processo (non cedibile a terzi). Per i sistemi di accumulo, il decreto introduce un coefficiente α che lega il valore agevolabile dello storage al valore dell’impianto FER asservito: un parametro variabile in funzione della fonte e della fascia di potenza. La producibilità massima degli impianti FER elettrici è vincolata al 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sui consumi medi dell’esercizio precedente. I parametri di costo massimo ammissibile per il fotovoltaico sono distinti per potenza e tipologia di moduli iscritti nel Registro dei Moduli Fotovoltaici.

L’aspetto più rilevante per le imprese manifatturiere delle Marche e dell’Appennino centrale — dove molte realtà produttive hanno già tetti e coperture idonee all’installazione fotovoltaica — è la possibilità di agganciare l’iperammortamento agli investimenti in autoproduzione FER, cumulandolo con le misure del Conto Termico 3.0 per gli interventi a monte della filiera energetica. Il limite del 105% del fabbisogno energetico è un parametro di progettazione tecnica, non un ostacolo: richiede semplicemente che il dimensionamento dell’impianto sia supportato da un’analisi energetica professionale certificata. Questo è esattamente il tipo di lavoro che un ingegnere specializzato in diagnosi energetiche può svolgere nell’ambito della perizia asseverata richiesta dal decreto.

→ [link interno — Iperammortamento e fotovoltaico aziendale: guida 2026 su TuoIngegnere]


3. Cloud SaaS fuori dagli incentivi: un errore che penalizza le PMI

📰 Iperammortamento 4.0, il cloud fuori dagli incentivi — Inno3

Il cloud computing in modalità software-as-a-service è escluso dall’iperammortamento 2026. Una decisione che, secondo Anitec-Assinform e Assintel, riporta la struttura dello strumento al 2016 — quando il mercato cloud era ancora marginale — ignorando che oggi i modelli as-a-service rappresentano circa l’80% del mercato cloud e crescono a doppia cifra (+17% nel 2025, fonte NetConsulting cube). Il timore concreto è che la misura penalizzi proprio le PMI, che adottano il cloud SaaS come unica via di accesso a software gestionali, ERP, strumenti di progettazione e piattaforme AI altrimenti irraggiungibili. La voce “beni immateriali 4.0” ha storicamente pesato meno dell’1% del totale dei fondi erogati dall’iperammortamento — il che rende l’esclusione ancora più difficile da giustificare sul piano del bilancio pubblico. Il Senato sta valutando emendamenti correttivi. Il Presidente di Anitec-Assinform, Massimo Dal Checco, ha dichiarato che “escludere il SaaS significa rendere lo strumento inefficace proprio dove il mercato si è già mosso”.

Come professionista che utilizza quotidianamente piattaforme cloud per la gestione degli studi energetici, la produzione documentale e la comunicazione con i clienti, ritengo che questa esclusione sia un errore tecnico-politico significativo. Non è una questione ideologica: è una questione di come funziona concretamente la digitalizzazione delle imprese italiane nel 2026. Chi può permettersi server dedicati e software installati in locale ha già completato la propria transizione digitale anni fa. Il tessuto produttivo italiano — fatto di micro e piccole imprese — si digitalizza attraverso abbonamenti SaaS, non attraverso investimenti in capitale fisso. Escluderli equivale a progettare uno strumento per chi non ne ha bisogno.

→ [link interno — Transizione digitale e incentivi 2026: la guida per le PMI su TuoIngegnere]


📎 Altre notizie della settimana

  • Decreto attuativo: tutte le novità operative — ECnews analizza nel dettaglio il decreto attuativo, con focus sulle regole procedurali, i termini di decadenza e i casi in cui l’agevolazione può essere revocata. Utile come checklist operativa per le imprese che stanno pianificando gli investimenti. → ECnews
  • Data fine lavori e completamento: quando scatta il beneficio — InformazioneFiscale chiarisce il rapporto tra data di completamento degli investimenti e momento di fruizione della maggiorazione fiscale. Un punto critico: il beneficio scatta dal periodo d’imposta in cui si trasmette al GSE la comunicazione di completamento, a condizione che il bene sia entrato in funzione nello stesso periodo. La sequenza temporale va pianificata con precisione fin dall’inizio. → InformazioneFiscale
  • Caos sulle comunicazioni obbligatorie: da tre a cinque — FiscalFocus segnala la complessità crescente del carico amministrativo imposto alle imprese dal decreto attuativo. Le comunicazioni obbligatorie passano da tre a cinque rispetto alla previsione originaria della Manovra, con tempistiche stringenti e rischio di decadenza in caso di mancato rispetto. La semplificazione promessa resta un obiettivo da raggiungere. → FiscalFocus
  • Assolombarda: senza estensione ai software, un’occasione persa — Assolombarda, attraverso Biffi, ribadisce che l’esclusione dei software gestionali e dei canoni SaaS dall’iperammortamento rappresenta un’opportunità mancata per la digitalizzazione delle imprese manifatturiere. La posizione è bipartisan: la richiesta di includere i beni immateriali digitali viene sia dal mondo industriale che da quello ICT. → AgenziaNova
  • Iperammortamento e industria: il punto di vista dei fornitori di soluzioni — Industria Italiana raccoglie le posizioni di operatori del settore come Tinexta e Innova Finance sul tema del SaaS nell’iperammortamento, con proposte concrete per una correzione legislativa in sede parlamentare. → Industria Italiana

🦾 4. ROBOT

Il mese di maggio 2026 segna un momento di accelerazione nella robotica industriale su tre fronti distinti: Toyota apre ai giornalisti internazionali la Woven City, il suo laboratorio vivente ai piedi del Monte Fuji; le Big tech americane — Meta, OpenAI, Anthropic — stringono alleanze strategiche per integrare AI e robot nella manifattura; e Boston Dynamics annuncia la configurazione verticale del suo robot Atlas. L’Italia, prima esportatrice europea di robot con il 55% della produzione venduta all’estero, guarda a questi sviluppi da una posizione paradossale: tecnicamente avanzata, politicamente lenta.


🏆 Le 3 notizie della settimana

1. Woven City: dentro il laboratorio vivente di Toyota per la mobilità del futuro

📰 Siamo stati nella città del futuro di Toyota, tra robot e bus autonomi — InsideEVs

Woven City, situata a circa 90 minuti da Tokyo ai piedi del Monte Fuji, ospita oggi 100 “Weavers” — tutti legati a Toyota — in 50 famiglie. La prima fase occupa un’area di pochi isolati urbani, ma il progetto prevede di raggiungere i 2.000 residenti e di espandere la superficie di oltre dieci volte. Il cuore del progetto non sono le abitazioni ma le tecnologie testate in condizioni reali: il robot Cocomo per le consegne nei marciapiedi; il Guide Mobi, robot a tre ruote che rende “driverless” qualsiasi auto collegandosi via wireless a sterzo, freni e acceleratore da tre metri di distanza; i bus e-Palette (ancora guidati da umani, ma in transizione verso l’autonomia); una Virtual Power Plant da 50 EV bidirezionali che riduce del 5-10% il picco energetico della città. I pacchi non entrano in città tramite furgoni: arrivano in un hub sotterraneo e vengono distribuiti da robot su ruote attraverso tunnel. Il sistema di ricarica wireless integrata nella strada è in fase di test da parte di Denso.

Come ingegnere che lavora quotidianamente con sistemi impiantistici, mobilità e gestione energetica, trovo il progetto Woven City istruttivo non per le sue soluzioni attuali — ancora in forma embrionale — ma per il metodo: Toyota non ha costruito un render, ha costruito un ambiente controllato dove le tecnologie falliscono, vengono corrette e vengono validate in condizioni reali. Semafori che restano rossi per mezz’ora, robot bloccati che richiedono l’intervento manuale di tre persone: questi fallimenti documentati e comunicati apertamente sono più preziosi di qualsiasi prototipo da fiera. L’industria manifatturiera italiana, che eccelle nella produzione di robot ma fatica a integrarli nei propri processi, potrebbe trarre ispirazione non dal prodotto finale ma dal processo di apprendimento.

→ [link interno — Robotica industriale: lo stato dell’arte 2026 su TuoIngegnere]


2. Meta, OpenAI, Anthropic: le Big tech entrano nella manifattura con i robot

📰 Le Big tech puntano sui robot nella manifattura: i piani di Meta, OpenAI e Anthropic — AffarItaliani

Meta ha acquisito Assured Robotics Intelligence; OpenAI ha acquistato Io Products — la società fondata da John Ive, ex Apple — per integrare AI e design industriale; Anthropic ha siglato una joint venture con Goldman Sachs e Blackstone per sviluppare soluzioni robotiche destinate alla catena produttiva. L’obiettivo comune è portare AI e robot nelle PMI industriali come strumenti di automazione accessibili, non solo nelle grandi fabbriche. In questo contesto, l’Italia si presenta con numeri paradossali: circa 9.000 robot installati nel 2025 (dati UCIMU e IFR), con il 55% della produzione di robot esportata; ma con la Germania che ne installa 28.000 e la Corea del Sud — leader mondiale per densità — 35.000. Come sottolinea Daniele Manca sul Corriere della Sera, la politica italiana sembra ignorare totalmente queste opportunità: per firmare i decreti attuativi di Transizione 5.0 sono serviti cinque mesi, e la burocrazia continua a rallentare l’accesso ai fondi.

Da ingegnere che lavora con imprese manifatturiere marchigiane, posso affermare che il paradosso italiano nella robotica è reale e rilevante. Produciamo macchine eccellenti che poi installiamo prevalentemente all’estero, mentre i nostri capannoni restano spesso presidiati da operatori umani in attività ripetitive che la tecnologia potrebbe automatizzare. Il problema non è culturale: è burocratico e finanziario. L’iperammortamento 2026 potrebbe essere uno strumento utile per colmare questo gap, a condizione che la procedura sia accessibile anche per le PMI con team amministrativi limitati. Il supporto di un professionista esterno — per la perizia tecnica, la pianificazione degli investimenti e la gestione delle comunicazioni GSE — non è un costo aggiuntivo, ma un investimento che protegge il beneficio fiscale.

→ [link interno — Automazione e robot nelle PMI italiane: opportunità 2026 su TuoIngegnere]


3. Boston Dynamics Atlas verticale: il robot umanoide entra nella fase industriale

📰 Boston Dynamics Atlas verticale: il robot umanoide nella fase industriale — HDBlog (contenuto non accessibile — commento basato sul titolo e sul contesto tecnologico noto)

Boston Dynamics ha presentato la configurazione verticale di Atlas, il robot umanoide destinato ad applicazioni industriali. La transizione da robot di ricerca a strumento operativo è il passaggio più critico nella storia di qualsiasi sistema robotico: non si tratta di performance in condizioni ottimali, ma di affidabilità, ripetibilità e sicurezza in ambienti reali con variabili impreviste. Il fatto che aziende come Hyundai — proprietaria di Boston Dynamics — stiano spingendo Atlas verso la produzione di serie segnala che il segmento dei robot umanoidi industriali non è più territorio di ricerca accademica.

Per l’industria manifatturiera italiana, la prossimità di mercato con operatori come Boston Dynamics apre prospettive concrete nei settori della logistica, dell’assemblaggio leggero e della manutenzione su scala. La domanda che un imprenditore dovrebbe porsi non è “quando arriveranno i robot umanoidi”, ma “quali delle mie attività ripetitive e potenzialmente pericolose sono pronte per essere automatizzate nei prossimi tre anni, e quali incentivi fiscali posso usare per farlo?”.

→ [link interno — Robot umanoidi industriali: analisi e prospettive 2026 su TuoIngegnere]


📎 Altre notizie della settimana

  • Toyota e robot umanoidi in Canada: la strategia globale si consolida — HDMotori riferisce dell’espansione di Toyota nel campo della robotica umanoide con investimenti in Canada, dove la catena produttiva dell’automotive si sta evolvendo rapidamente verso l’automazione avanzata. Una conferma che la robotica non è una tecnologia del futuro remoto, ma una leva competitiva attuale. → HDMotori
  • Robot per la ricarica dei veicoli elettrici e robotaxi — InsideEVs riporta i progressi nei sistemi di ricarica automatizzata tramite robot, un segmento in forte crescita con l’espandersi della flotta EV. Per chi gestisce flotte aziendali o infrastrutture di ricarica, la robotizzazione della fase di connettore-presa è una delle prossime evoluzioni concrete da monitorare. → InsideEVs

☀️ 5. FOTOVOLTAICO

La settimana del fotovoltaico è segnata da una notizia di portata storica — il rapporto IRENA che certifica la competitività delle rinnovabili con storage rispetto ai fossili — e da una serie di sviluppi regolatori che mostrano l’Italia a due velocità: la Lombardia che mette ordine con la legge sulle aree idonee, mentre la Germania — paradossalmente — affronta il problema opposto, cioè la sovrapproduzione e il curtailment degli impianti domestici. L’agrivoltaico prosegue la sua espansione, con nuove autorizzazioni in aprile. Un settore in piena maturazione che richiede gestione, non solo installazione.


🏆 Le 3 notizie della settimana

1. Lombardia: la legge sulle aree idonee mette fine al “far west” del fotovoltaico a terra

📰 Regione Lombardia, con la legge “Aree idonee” stop al far west del fotovoltaico a terra — MBNews

La Regione Lombardia ha approvato la legge sulle aree idonee per il fotovoltaico, fissando il limite regionale allo 0,8% del suolo agricolo destinabile agli impianti a terra — contro il 3% previsto dalla normativa nazionale. La scelta politica riflette la necessità di conciliare sviluppo delle rinnovabili con tutela dell’agricoltura lombarda, la più produttiva d’Italia per quantità e qualità di DOP e DOCG. La legge dà priorità all’installazione su tetti, aree industriali e zone da riqualificare. Grazie a un emendamento della Lega, anche i Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) sono stati inclusi nelle zone con procedure di tutela rafforzate, analoghe a parchi e aree naturali. L’assessore regionale all’energia Massimo Sertori ha sottolineato che la Lombardia è la prima regione italiana per consumi energetici, con l’esigenza di aumentare la produzione rinnovabile senza sacrificare il territorio.

Da un punto di vista tecnico ed economico, la scelta della Lombardia è corretta e coerente con le migliori pratiche europee. L’obiettivo non è bloccare il fotovoltaico, ma indirizzarlo verso le superfici già impermeabilizzate — tetti industriali, pensiline di parcheggio, aree dismesse — che rappresentano un potenziale enorme e ancora ampiamente sottoutilizzato. Il fotovoltaico a terra su suolo agricolo di pregio è spesso una scorciatoia economicamente conveniente per gli investitori ma subottimale per il territorio. Le regioni Marche e limitrofe dovrebbero seguire questo modello con attenzione: la pressione degli investitori su terreni agricoli collinari è già percepibile e, senza una legge analoga, rischia di produrre conflitti analoghi a quelli lombardi degli ultimi anni.

→ [link interno — Fotovoltaico a terra: quando si può fare e quando no, la guida 2026 su TuoIngegnere]


2. IRENA certifica: le rinnovabili con storage costano meno del gas e del carbone

📰 IRENA: le rinnovabili con batterie costano meno di gas e carbone — VaiElettrico

Il rapporto IRENA “Energie rinnovabili 24/7: l’economia dell’energia solare e eolica garantita”, pubblicato il 10 maggio 2026, certifica un cambiamento strutturale nel settore energetico globale. I sistemi ibridi fotovoltaico-storage nelle aree con forte irraggiamento producono energia continua a un costo compreso tra 54 e 82 dollari per MWh (in dollari 2025), inferiore ai 70-85 $/MWh del nuovo carbone in Cina e nettamente sotto i costi del nuovo gas, che in molti mercati supera i 100 $/MWh. A determinare questa svolta è il crollo dei prezzi delle batterie: -93% dal 2010, mentre il fotovoltaico ha perso l’87% e l’eolico onshore il 55%. Entro il 2030, secondo le proiezioni IRENA, i costi potrebbero scendere di un ulteriore 30%, con valori inferiori ai 50 $/MWh nei siti migliori entro il 2035. Il direttore generale IRENA Francesco La Camera ha dichiarato che “il tema dell’intermittenza è ormai superato”.

Come ingegnere che progetta impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo per usi residenziali e produttivi, considero questo rapporto un punto di svolta nella narrazione energetica — e non solo in quella. Il dato fondamentale non è il costo assoluto, ma la tendenza: mentre il gas resta esposto alla volatilità geopolitica dei prezzi, i costi delle rinnovabili con storage seguono una curva di apprendimento stabile e prevedibile. Per un imprenditore che pianifica un investimento in autoproduzione fotovoltaica abbinata a storage — eventualmente agevolato dall’iperammortamento 2026 — il rischio di “investire troppo presto” è oggi praticamente nullo. Il rischio reale è quello opposto: aspettare ancora mentre la competitività dei fossili si deteriora ulteriormente e i competitor si dotano di energia a costo marginalissimo. Per le realtà produttive marchigiane con fabbisogni energetici significativi, questo è il momento di fare il calcolo.

→ [link interno — Fotovoltaico industriale con accumulo: il punto di pareggio oggi e domani su TuoIngegnere]


3. Germania: il problema del curtailment costringe a “spegnere” il fotovoltaico domestico

📰 Germania: spegnete il fotovoltaico di casa — Nuovi Lavori

La Germania affronta un problema che l’Italia dovrà affrontare tra qualche anno: troppa produzione fotovoltaica in alcune fasce orarie, con le reti di distribuzione in difficoltà nell’assorbire l’eccesso. Il curtailment degli impianti domestici — ovvero la riduzione forzata della produzione per evitare congestioni — è diventato un fenomeno ricorrente nei mesi estivi nelle zone tedesche con alta penetrazione di fotovoltaico residenziale. La soluzione non è smettere di installare pannelli: è accelerare sull’accumulo distribuito, sul bilanciamento della rete e sulle comunità energetiche che aggregano domanda e offerta a livello locale.

Il caso tedesco è istruttivo per l’Italia per due ragioni. La prima: la crescita accelerata del fotovoltaico residenziale senza una parallela crescita dell’accumulo e delle infrastrutture di rete crea inefficienze sistemiche. La seconda: il problema tedesco di oggi sarà il problema italiano di domani — e il modo migliore per prepararsi è investire oggi in sistemi di accumulo abbinati agli impianti, partecipare alle Comunità Energetiche Rinnovabili che consentono di ottimizzare l’autoconsumo collettivo, e monitorare l’evoluzione dei meccanismi di demand response che le utility stanno sviluppando in tutta Europa.

→ [link interno — Accumulo energetico domestico: la guida 2026 su TuoIngegnere]


📎 Altre notizie della settimana

  • Veneto: sì alle aree per le rinnovabili con burocrazia dimezzata e parere paesaggistico non vincolante — L’Ecovicentino riporta la scelta del Veneto di semplificare le procedure autorizzative per le rinnovabili, rendendo il parere paesaggistico non vincolante in alcune fattispecie. Una strada opposta a quella lombarda, ma complementare: mentre la Lombardia ordina dove si può fare, il Veneto semplifica come si fa. Il bilanciamento tra tutela del paesaggio e sviluppo delle rinnovabili è la sfida regolativa dei prossimi anni. → EcoVicentino
  • Fotovoltaico e incentivi GSE: la Cassazione smonta il formalismo e restituisce i “frutti civili” al proprietario — MySolution analizza una sentenza della Corte di Cassazione che riafferma il diritto del proprietario a percepire gli incentivi GSE anche in presenza di irregolarità formali non sostanziali. Una tutela importante per chi ha vissuto contenziosi con il GSE su aspetti procedurali. → MySolution
  • Impianti rinnovabili: la capacità installata continua a crescere — Rinnovabili.it aggiorna i dati sulla capacità rinnovabile nazionale: la crescita continua, trainata principalmente dal fotovoltaico. Il dato rilevante è l’accelerazione registrata nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, segno che il mercato assorbe bene l’incertezza normativa sul lato degli incentivi nuovi. → Rinnovabili.it
  • Agrivoltaico: nuova ondata di via libera ad aprile 2026 — E-Gazette riporta i dati sulle autorizzazioni agrivoltaiche di aprile: una nuova ondata di impianti che combinano produzione agricola e fotovoltaica. Per le aziende agricole marchigiane, l’agrivoltaico rappresenta un’opportunità di integrazione del reddito che vale la pena valutare con attenzione — considerando le specifiche normative sui titoli autorizzativi e i requisiti GSE. → E-Gazette
  • Technogym Village: nuovo impianto fotovoltaico per l’autonomia energetica — ESG360 riporta il caso concreto di Technogym, che ha installato un nuovo impianto fotovoltaico per aumentare l’autonomia energetica del proprio campus produttivo. Un esempio di corporate energy strategy che integra sostenibilità, riduzione dei costi operativi e branding ESG. → ESG360

🌿 6. COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI

Questa settimana le CER raggiungono una soglia simbolica e operativa allo stesso tempo. Il GSE ha pubblicato i primi atti di concessione per i 12.008 soggetti ammessi ai contributi PNRR CACER — un numero che rende concreta la portata della misura. Exalto Energy chiude un finanziamento da 4,8 milioni di euro per 10 MW in configurazioni CER nel Sud Italia. Forlì accende due CER. E dal Molise ai piccoli comuni dell’Appennino, il modello di comunità energetica dimostra la propria adattabilità a contesti molto diversi. Come punto di riferimento per le CER nelle Marche e nelle province limitrofe, posso confermarlo: il 2026 è l’anno in cui le CER smettono di essere un’idea e diventano un progetto cantierabile.


🏆 Le 3 notizie della settimana

1. PNRR CACER: pubblicati i primi atti di concessione per 12.008 soggetti

📰 PNRR CACER, pubblicati i primi atti di concessione per le comunità energetiche — Rinnovabili.it (contenuto premium — sintesi basata sull’introduzione disponibile e su fonti secondarie)

Il GSE ha pubblicato i primi atti di concessione del contributo in conto capitale previsto dal PNRR per le Configurazioni di Autoconsumo Collettivo e Comunità Energetiche Rinnovabili (CACER). I soggetti ammessi sono 12.008, per un budget complessivo di 795 milioni di euro. Si tratta del momento più atteso da tutti coloro che hanno presentato domanda: la pubblicazione dell’atto di concessione non è solo la notifica dell’ammissione, ma l’atto formale che avvia il rapporto contrattuale con il GSE e la fase di rendicontazione degli investimenti.

Come professionista che segue la progettazione e costituzione di CER nelle Marche e nelle province limitrofe, posso affermare che questo passaggio è cruciale ma non conclusivo. L’ammissione al contributo è una buona notizia, ma la verifica delle condizioni tecniche dell’impianto, la gestione delle comunicazioni con il GSE e la rendicontazione finale sono le fasi dove si vince o si perde il beneficio. Chi ha ricevuto l’atto di concessione e non ha ancora avviato i lavori deve pianificare con attenzione le scadenze: le tempistiche del PNRR non sono negoziabili. Per chi non ha ancora presentato domanda ma vuole costituire una CER, le risorse CACER sono esaurite, ma rimangono operative le tariffe incentivanti del DM CER (D.M. 7 dicembre 2023) per gli impianti nuovi che rispettano i requisiti. Questo è il momento giusto per partire.

→ [link interno — CER nelle Marche: guida alla costituzione 2026 su TuoIngegnere]


2. Exalto chiude 4,8 milioni di euro per 10 MW di fotovoltaico in configurazioni CER

📰 Exalto chiude un finanziamento da 4,8 milioni per 10 MW in configurazioni CER — PV Magazine Italia

Exalto Energy & Innovation ha chiuso un’operazione di project finance da 4,8 milioni di euro — con linee di credito da Banca Monte dei Paschi di Siena (2,5 milioni) e Intesa Sanpaolo (2,3 milioni) — per lo sviluppo di dieci impianti da fonti rinnovabili destinati a configurazioni CER. Il portafoglio comprende nove impianti fotovoltaici e un impianto agrivoltaico per una potenza complessiva di 10 MW (9 MW FV + 1 MW agrivoltaico) tra Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna. A regime, gli impianti produrranno circa 15 milioni di kWh/anno, corrispondenti al fabbisogno energetico indicativo di 5.000 famiglie. L’amministratore delegato di Exalto, Mario Gamberale, ha dichiarato che “le CER non sono più un modello futuro, ma una realtà industriale concreta”.

Quella di Exalto è una transazione che merita attenzione non solo per i numeri — 4,8 milioni per 10 MW sono parametri assolutamente raggiungibili anche per operatori di medie dimensioni — ma per il modello finanziario. Il project finance bancario per le CER è uno sviluppo recente e importante: significa che Banca MPS e Intesa Sanpaolo valutano il flusso di cassa atteso dalle tariffe incentivanti come bancabile. È esattamente il cambiamento di paradigma che il settore attendeva. Per chiunque stia valutando di costituire o ampliare una CER nelle Marche, il messaggio è chiaro: il credito bancario è disponibile, a condizione di presentare un progetto tecnico solido e un piano economico-finanziario credibile. Il supporto di un ingegnere che conosce le regole tecniche del DM CER e le aspettative degli istituti di credito è, in questa fase, un investimento che si ripaga nel giro di pochi mesi.

→ [link interno — CER e project finance: come trovare le risorse per avviare una comunità energetica su TuoIngegnere]


3. Forlì: al via due comunità energetiche rinnovabili

📰 Forlì accende il futuro: al via due comunità energetiche rinnovabili — ForlìToday

Forlì avvia due comunità energetiche rinnovabili, segno che il modello si diffonde a livello locale con sempre maggiore concretezza operativa. Il caso di Forlì si inserisce in un trend nazionale: le CER non sono più un fenomeno pilota concentrato in poche città virtuose, ma un’infrastruttura energetica che si replica in contesti molto diversi per dimensione, composizione socioeconomica e vocazione territoriale. Le CER urbane, come quelle forlivesi, affrontano sfide diverse rispetto alle CER rurali: la densità di carico è più elevata, la rete di distribuzione più robusta, ma le opportunità di installazione di nuovo fotovoltaico sono più limitate e richiedono accordi tra privati e condomini.

Per le Marche — regione con una struttura insediativa diffusa e un gran numero di comuni di piccola e media dimensione — il modello CER rurale o periurbano è quello più adatto e più promettente. La combinazione di fotovoltaico su tetti agricoli o industriali, accumulo centralizzato e partecipazione di piccole imprese e famiglie consente di raggiungere dimensioni di progetto tali da rendere bancabile il finanziamento e interessante per un gestore qualificato. Sono disponibile a valutare la fattibilità di qualsiasi progetto CER nelle province di Macerata, Fermo, Ascoli Piceno e Ancona, con un sopralluogo e un’analisi preliminare gratuita per i soggetti che presentano manifestazione di interesse concreta.

→ [link interno — CER rurali e periurbane: il modello per le Marche su TuoIngegnere]


📎 Altre notizie della settimana

  • Civitavecchia punta su CER ed eolico offshore per il futuro energetico — QuotidianoLaVoce riporta il piano di transizione energetica di Civitavecchia, che combina comunità energetiche rinnovabili e eolico offshore come leve per la riconversione industriale della città portuale. Un modello interessante per tutti i territori che devono affrontare la transizione da economie basate su fonti fossili verso sistemi energetici distribuiti. → QuotidianoLaVoce
  • Molise: la comunità energetica di Fossalto e i vantaggi per i piccoli comuni — RaiNews TGR Molise racconta l’esperienza della CER di Fossalto, promossa dal GAL Molise. Un caso concreto di come le CER possano rappresentare uno strumento di sviluppo locale per i piccoli comuni dell’interno, riducendo i costi energetici di famiglie e attività commerciali e mantenendo il valore aggiunto sul territorio. → RaiNews TGR Molise
  • Europa e inverter cinesi: cosa cambia per il fotovoltaico nel 2026 — GreenMe analizza la proposta europea di limitare l’uso di inverter cinesi negli impianti fotovoltaici per ragioni di sicurezza informatica e dipendenza strategica. Un tema che ha implicazioni dirette per la gestione delle CER: gli inverter rappresentano il punto di controllo della rete e la loro esposizione a rischi di cybersicurezza è un fattore da considerare nella progettazione. → GreenMe
  • Exalto: 4,8 milioni per il project finance su CER al Sud — Segnalo la notizia anche in questa sezione per la sua rilevanza nel modello di finanziamento: l’operazione Exalto dimostra che il project finance bancario per le CER è una realtà operativa, non solo teorica. Un riferimento prezioso per chiunque stia costruendo un business plan per una CER di medie dimensioni. → PV Magazine Italia

💬 CTA FINALE

Questa settimana l’iperammortamento 2026 è finalmente operativo, la scadenza Case Green si avvicina minacciosamente e le CER iniziano a ricevere i contributi PNRR. Tre fronti aperti, tutti urgenti, tutti con implicazioni concrete per chi gestisce patrimoni immobiliari, impianti produttivi o vuole avviare una comunità energetica nelle Marche.

Se stai pianificando un investimento in beni strumentali digitali o in un impianto FER aziendale e hai bisogno di una perizia tecnica asseverata per l’iperammortamento, oppure vuoi valutare la fattibilità di una CER nel tuo territorio, questa settimana rispondo entro 24 ore.

👉 Prenota la tua chiamata gratuita

📩 Seguimi per non perdere la prossima rassegna ogni venerdì.

Rassegna Stampa #47 — Venerdì 15 maggio 2026 Rubrica “Venerdì d’Ingegneria e Economia” — tuoingegnere.it Ing. Mirco Vitellozzi — Progettare SRL, Macerata

www.tuoingegnere.it – https://tuoingegnere.altervista.org/ – https://www.youtube.com/@Tuoingegnere –https://tidycal.com/mircovitellozzi/tuoingegnere-linkedin

Avvertenza — Natura divulgativa del contenuto Questo articolo è redatto dall'Ing. Mirco Vitellozzi con finalità informative e divulgative, ed è aggiornato alla data di pubblicazione indicata in calce. Il contenuto illustra principi tecnici e quadri normativi in forma semplificata: esempi numerici, casi studio e schemi decisionali sono riferimenti di scenario, non parametri da applicare meccanicamente al caso individuale.

Normative tecniche, incentivi fiscali, aliquote e procedure possono essere modificati da provvedimenti successivi: verifica sempre la vigenza della disciplina sulle fonti ufficiali prima di qualsiasi decisione operativa. Nessuna informazione qui riportata costituisce consulenza professionale personalizzata, parere tecnico formale o perizia ai sensi della normativa vigente, né prestazione professionale ai sensi della Legge 143/1949. Per l'applicazione al tuo caso concreto è necessario rivolgersi a un professionista iscritto al relativo Ordine e acquisire valutazione specifica sulla tua situazione. Leggi l'informativa completa.

Notifiche push abilitate

Grazie per aver abilitato le notifiche!

Pubblicità

Pubblicato da Mirco Vitellozzi

Ing. Mirco Vitellozzi, ingegnere libero professionista iscritto all'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Fermo. Specializzato in efficienza energetica, normativa edilizia, incentivi fiscali e Transizione 5.0.

Metodo editoriale e uso dell'intelligenza artificiale