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Indice di Degrado dell’Amianto: Guida Completa 2026 al Calcolo e alla Valutazione delle Coperture

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L’Indice di Degrado (ID) dell’amianto è un parametro numerico, ottenuto attraverso un’ispezione tecnica su campo, che misura lo stato di conservazione dei materiali contenenti amianto (MCA) e determina l’obbligo legale di intervento per il proprietario. Non si tratta di un giudizio soggettivo: il valore numerico finale vincola in modo preciso le azioni correttive da eseguire e i tempi entro cui eseguirle. La semplice presenza di amianto in un edificio non costituisce di per sé un pericolo immediato per la salute pubblica; il rischio reale dipende dalla probabilità che le fibre vengano rilasciate nell’aria e inalate. È esattamente questo il discrimine che l’ID è chiamato a misurare: la differenza tra una copertura ancora integra, ancorché contenente amianto, e una lastra in cemento-amianto che sta silenziosamente perdendo coesione, liberando fibre nell’ambiente circostante.

Indice degrado amianto perdita coesione

In qualità di ingegnere con trent’anni di esperienza nel settore dell’edilizia e dell’efficienza degli edifici, posso affermare con certezza che la valutazione dell’Indice di Degrado rappresenta oggi uno degli adempimenti tecnico-normativi più fraintesi e, al tempo stesso, più critici per proprietari di immobili, amministratori di condominio e responsabili d’azienda. Questa guida non si limiterà a darti una formula da banco: illustrerà i fondamenti normativi, i modelli algoritmici regionali, le tecniche di laboratorio di supporto e le responsabilità professionali che regolano l’intera materia.


Il Quadro Normativo di Riferimento

Il pilastro legislativo della disciplina italiana sull’amianto è la Legge 27 marzo 1992, n. 257, che ha sancito il divieto definitivo di estrazione, lavorazione, commercializzazione e utilizzo dell’amianto sul territorio nazionale. Tuttavia, la legge non ha eliminato il problema già esistente: milioni di metri quadri di coperture in cemento-amianto, installate tra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta del Novecento, sono ancora presenti sul patrimonio edilizio italiano.

Il Decreto Ministeriale 6 settembre 1994 ha colmato questo vuoto operativo, definendo le metodologie per il censimento dei MCA, la valutazione del rischio e la predisposizione dei programmi di controllo, sia per i materiali friabili che per quelli compatti. Questa distinzione è fondamentale dal punto di vista tecnico: i materiali friabili, come i rivestimenti a spruzzo o gli isolamenti termici, possono rilasciare fibre con una minima sollecitazione meccanica, o persino per correnti d’aria. Al contrario, i materiali compatti — tra cui il cemento-amianto delle coperture comunemente note come Eternit — presentano le fibre fortemente legate nella matrice cementizia. Il rilascio di fibre avviene soltanto quando quella matrice subisce un deterioramento chimico-fisico significativo, ovvero quando intervengono il degrado e la progressiva perdita di coesione del legante superficiale.

Amianto Morsa normativa

Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro) ha successivamente integrato e rafforzato gli obblighi di valutazione del rischio amianto nei luoghi di lavoro, affiancando la normativa ambientale a quella prettamente occupazionale. Più di recente, il D.Lgs. 213/2025 ha aggiornato l’articolo 253 del Testo Unico Sicurezza, introducendo un percorso di progressivo abbassamento dei limiti di esposizione professionale: il valore limite passerà da 0,1 fibre/cm³ a 0,01 fibre/cm³, riflettendo le nuove acquisizioni scientifiche sull’assenza di una soglia di sicurezza per i cancerogeni.


Come Si Calcola l’Indice di Degrado: Il Modello Lombardo

Il modello algoritmico più diffuso in Italia — e quello che ha fatto da riferimento per la maggior parte delle normative regionali — è quello sviluppato dalla Regione Lombardia con il Decreto Dirigenziale 18 novembre 2008, n. 13237. La sua struttura matematica è semplice nella forma, ma profonda nella logica sottostante.

La formula finale è:

ID = (A + B + C + D + E + F + G + H) × I

Dove A, B, C, D, E, F, G e H sono otto parametri descrittivi dello stato fisico e dell’esposizione della copertura, e I è un fattore moltiplicatore che tiene conto della vetustà del manufatto. La valutazione richiede un’ispezione diretta condotta da tecnici abilitati, che devono analizzare fisicamente la lastra e il suo contesto ambientale. Il protocollo si applica quando la superficie della copertura appare integra a un’ispezione visiva preliminare: se il danno evidente supera il 10% della superficie totale, la valutazione tramite ID viene superata dall’obbligo diretto di bonifica.

Indice di degrado vincolo Legale

I Parametri Analitici dell’Algoritmo

Il parametro A (grado di consistenza) si misura con una pinza: se la lastra cede con rottura netta e suono secco il punteggio è 1; se la rottura è facile, sfrangiata e con suono sordo, indica una perdita di coesione avanzata e il punteggio sale a 2. Il parametro B (fessurazioni e crepe) vale 0 se la superficie è integra, 2 se le lesioni sono rare o limitate ai punti di fissaggio, e 3 se numerose e diffuse sull’intera lastra.

Il parametro C (stalattiti al gocciolamento) misura la presenza di depositi calcarei nei punti di scolo: vale 0 in assenza, 3 in presenza, poiché questi depositi costituiscono un indicatore inequivocabile di dilavamento della matrice cementizia. Il parametro D (friabilità e sgretolamento) è tra i più critici: vale 1 se i fasci di fibre sono completamente inglobati nel cemento, 2 se parzialmente affioranti, 3 se facilmente asportabili manualmente — condizione che segnala un’emergenza sanitaria conclamata che non ammette dilazioni.

Il parametro E (ventilazione) considera la presenza di correnti d’aria in prossimità della copertura, con punteggio 1 se lontana da flussi significativi e 2 se vicina a bocchette o aperture che facilitano la dispersione delle fibre. Il parametro F (luogo di vita e lavoro) vale 1 se la copertura è isolata da soletta sottostante, e 2 se visibile dall’interno di locali occupati, elemento che moltiplica l’esposizione potenziale degli occupanti. Il parametro G (distanza da affacci) assegna punteggio 1 se la distanza da finestre o balconi è superiore a 5 metri, e 2 se la copertura è contigua ad affacci entro tale distanza. Infine, il parametro H (aree sensibili) vale 1 in assenza di scuole od ospedali nel raggio di 300 metri, e 3 in presenza di strutture con popolazioni vulnerabili.

Indice di degrado algoritmo Lombardia

Il moltiplicatore I (vetustà) agisce come acceleratore di tutti questi fattori: vale 2 per coperture installate dopo il 1990, 3 per quelle tra il 1980 e il 1990, e 4 per quelle precedenti al 1980. La logica tecnica è ineccepibile: un materiale degli anni Settanta ha subito cicli di carbonatazione molto più profondi rispetto a uno degli anni Novanta, rendendo ogni fessura intrinsecamente più pericolosa a causa della fragilità complessiva della lastra. Se non è possibile risalire alla data esatta di posa, la normativa impone di fare riferimento alla data di costruzione dell’edificio.

Indice di degrado parametri in campo

Le Soglie di Intervento e gli Obblighi Legali

Il valore numerico derivante dal calcolo dell’ID non è un semplice indicatore di qualità: è un vincolo legale che determina le azioni correttive obbligatorie per il proprietario dell’immobile.

Con un ID ≤ 25 non è richiesto alcun intervento di bonifica immediato, ma il proprietario è obbligato a una rivalutazione biennale dell’indice, documentata e conservata agli atti. Con un ID compreso tra 26 e 44 scatta l’obbligo di eseguire la bonifica — mediante rimozione o confinamento — entro tre anni dalla data della valutazione. Quando l’ID raggiunge o supera 45, la rimozione totale della copertura deve avvenire entro 12 mesi dalla data del sopralluogo. L’approccio lombardo è considerato tra i più restrittivi in Italia, poiché la vetustà agisce come moltiplicatore che può far superare la soglia d’urgenza anche in presenza di punteggi fisici moderati.


Il Metodo Marchigiano: L’Approccio Relativo Tpp/Mpp

La Regione Marche ha sviluppato una propria metodologia, formalizzata nella Deliberazione della Giunta Regionale n. 1611/2007, che introduce un approccio relativo e non assoluto alla valutazione del degrado. La formula adottata è:

ID = Tpp / Mpp

Dove Tpp (Totale Punti Parametri) è la somma dei punteggi assegnati a ciascun parametro durante l’ispezione estradossale della copertura, e Mpp (Massimo Punti Parametro) rappresenta il valore massimo che quei parametri effettivamente valutabili avrebbero potuto raggiungere. Questo elemento è cruciale: se un parametro non è verificabile per ragioni tecniche o di accesso, viene escluso dal calcolo senza penalizzare il proprietario, evitando di diluire il valore finale dell’indice.

Il risultato è un numero decimale compreso tra 0 e 1, che identifica lo stato di conservazione su una scala qualitativa a quattro livelli: BUONO (ID ≤ 0,30, nessun rilascio di fibre, monitoraggio periodico), DISCRETO (0,31 ≤ ID ≤ 0,59, segni iniziali di invecchiamento, bonifica non urgente), SCADENTE (0,60 ≤ ID ≤ 0,89, potenziale rilascio di fibre, bonifica necessaria a breve) e PESSIMO (ID ≥ 0,90, degrado avanzato, rimozione obbligatoria e urgente).

Questo metodo è particolarmente adatto al contesto marchigiano, dove la varietà tipologica degli edifici — dai capannoni industriali alle strutture agricole storiche — richiede uno strumento flessibile che non penalizzi il proprietario in caso di accesso limitato alla struttura.

Indice di degrado modelli a confronto

L’Algoritmo AMLETO: Il Modello Bidimensionale

Un’ulteriore evoluzione metodologica è rappresentata dall’algoritmo AMLETO, adottato da regioni come Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Abruzzo. A differenza dell’ID tradizionale, che focalizza l’attenzione quasi esclusivamente sul degrado fisico del materiale, AMLETO introduce un modello bidimensionale che incrocia lo stato di conservazione con il contesto ambientale e urbanistico circostante.

L’algoritmo si compone di due schede distinte. La Scheda 1 (Contesto e Esposizione) analizza la densità abitativa intorno all’edificio, la presenza di bersagli sensibili come finestre, balconi e aree gioco, l’accessibilità del manufatto e — nelle versioni più recenti, come quella toscana del 2019 — la pericolosità sismica del comune. La Scheda 2 (Conservazione del Materiale) valuta parametri fisici simili a quelli dell’ID tradizionale, con un focus specifico sulla capacità del materiale di trattenere le fibre. L’incrocio dei due valori colloca il manufatto in una matrice di rischio suddivisa in quattro zone: Zona A (monitoraggio periodico, revisione annuale o biennale), Zona B (rimozione programmata a medio termine, entro 3 anni), Zona C (rimozione il prima possibile, entro 12 mesi), Zona D (rimozione immediata o messa in sicurezza, entro 6 mesi).

Indice di degrado Modello Amleto

L’intuizione fondamentale di AMLETO è che un materiale in stato scadente situato in una zona agricola isolata può rappresentare un rischio minore rispetto a uno in stato discreto situato sopra una scuola elementare. Questo approccio basato sul rischio reale permette agli enti pubblici di dare priorità agli interventi con il massimo impatto sulla salute pubblica, razionalizzando le risorse disponibili.


Le Tecniche Analitiche di Supporto

La valutazione visiva dell’ID può essere supportata e validata da analisi strumentali, essenziali per confermare la presenza di amianto (caratterizzazione massiva) o per misurare la contaminazione ambientale da fibre aerodisperse. Le tecniche principali per la determinazione delle fibre aerodisperse sono definite dal D.M. 06/09/1994 e dal D.Lgs. 81/2008.

La Microscopia Ottica in Contrasto di Fase (MOCF) è la tecnica standard per il monitoraggio ambientale: rende visibili fibre con lunghezza superiore a 5 μm e diametro superiore a 0,25 μm, ma non consente di distinguere la natura mineralogica delle fibre — elemento critico per distinguere, ad esempio, crisotilo e amosite — né di rilevare le fibre più sottili. La Microscopia Elettronica a Scansione (SEM), integrata con la microanalisi a raggi X (EDS), rappresenta l’eccellenza analitica: raggiunge risoluzioni migliaia di volte superiori alla MOCF e permette di identificare con certezza assoluta il tipo di amianto presente. La normativa italiana prevede il SEM per la certificazione di restituibilità degli ambienti dopo una bonifica, con un valore guida di 2 fibre/litro.

Indice di degrado prova empirica

Per una valutazione oggettiva del degrado superficiale che non si basi esclusivamente sulla percezione del tecnico, si può ricorrere al metodo dello strappo definito dalla norma UNI 10608. La procedura prevede l’applicazione di un nastro adesivo standardizzato (solitamente il nastro 3M 395) su una porzione della lastra; dopo lo strappo, il nastro viene analizzato per determinare la quantità di materiale che vi è rimasta aderente. Un valore da 0 a 0,5 mg/cm² indica uno stato ottimale, da 0,51 a 1,00 mg/cm² uno stato buono, oltre 1,01 mg/cm² uno stato scadente. Questo test fornisce un dato empirico inconfutabile sulla perdita di coesione del manufatto, eliminando la soggettività legata alla valutazione del colore o della rugosità visiva.

Indice di degrado soglie di legge

I Metodi di Bonifica in Funzione dell’Indice di Degrado

Una volta ottenuto il valore dell’ID, il proprietario deve scegliere la strategia di bonifica più appropriata tra quelle previste dal D.M. 06/09/1994. Ogni metodo ha indicazioni precise, costi differenti e responsabilità residue distinte.

La rimozione è l’unico metodo che elimina definitivamente il rischio alla radice ed è obbligatoria quando l’ID indica uno stato pessimo (ID ≥ 45 in Lombardia, ID ≥ 0,90 nelle Marche). Le lastre vengono preventivamente trattate con un liquido incapsulante di colore contrastante prima di essere smontate, classificate come rifiuti pericolosi con Codice EER 170605\* e trasportate verso discariche autorizzate, accompagnate dal Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR). Le lastre non devono essere assolutamente tagliate o rotte durante la rimozione.

Strategia di bonifica amianto

L’incapsulamento consiste nel trattamento della superficie con prodotti sintetici che formano una pellicola elastica e impermeabile, impedendo la dispersione delle fibre. Si consiglia per valori di ID intermedi (26-44), con cicli applicativi che devono garantire uno spessore totale non inferiore a 250 micron (norma UNI 10686). L’incapsulamento non elimina l’amianto: il proprietario resta obbligato a mantenere l’RRA e a verificare l’integrità della pellicola ogni 2-3 anni, poiché il degrado dell’incapsulante riporterebbe il rischio ai livelli originari.

Il confinamento (sopracopertura) si realizza installando una nuova copertura sopra quella esistente, creando un’intercapedine isolata. Richiede una preliminare verifica strutturale che la struttura portante dell’edificio sia in grado di sopportare il peso aggiuntivo e dei relativi fissaggi. Prima del confinamento, la vecchia copertura deve comunque subire un trattamento incapsulante per stabilizzare le fibre nella zona confinata.


Figure Professionali e Responsabilità Legali

La complessità della valutazione dell’ID e della successiva gestione dei MCA ha portato alla creazione di figure professionali specifiche, i cui compiti sono delineati dal D.M. 06/09/1994 e dal D.Lgs. 81/2008. Il Responsabile del Rischio Amianto (RRA) è una figura obbligatoria per ogni proprietario di immobile o responsabile di attività in cui sia stata accertata la presenza di MCA. Secondo la norma UNI/PdR 152.2:2023, i compiti dell’RRA includono la pianificazione e l’esecuzione dei monitoraggi periodici (con calcolo dell’ID), la redazione del Programma di Controllo e Manutenzione (PCM) — un documento vivo che registra ogni ispezione e intervento —, il coordinamento dei fornitori che operano in aree con MCA e la gestione dei rapporti con l’ASL e gli organi di controllo.

Amianto responsabilità

I lavori di bonifica non possono essere affidati a una normale impresa edile: le ditte devono essere iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, Categoria 10A per la bonifica di amianto in matrice compatta (lastre, tubi) o Categoria 10B per la matrice friabile, che richiede attrezzature molto più sofisticate come estrattori d’aria con filtri HEPA e unità di decontaminazione a tre stadi. Per ogni cantiere deve essere presentato all’ASL un Piano di Lavoro almeno 30 giorni prima dell’inizio, con il dettaglio delle procedure di sicurezza per i lavoratori e per l’ambiente circostante.


Le Prospettive Future: Verso Standard Sempre Più Cautelativi

Lo scenario normativo è in rapida evoluzione. Il D.Lgs. 213/2025 ha avviato un percorso di progressivo abbassamento dei limiti di esposizione professionale che riflette le acquisizioni scientifiche sull’assenza di una soglia di sicurezza per i cancerogeni: il valore limite passerà progressivamente da 0,1 f/cm³ a 0,01 f/cm³. A partire dal 21 dicembre 2029, le metodiche tradizionali basate sulla MOCF saranno affiancate o sostituite dalla SEM per il rilevamento delle fibre sottili inferiori a 0,2 μm, finora invisibili ai monitoraggi standard.

Amianto orizzonte futuro

Questo scenario rende la valutazione dello stato di conservazione ancora più critica. Un’ispezione che oggi assegna un ID di 24 — appena sotto la soglia di bonifica — potrebbe non essere più sufficiente tra pochi anni, quando la sensibilità degli strumenti di monitoraggio ambientale aumenterà drasticamente, rendendo rilevabile ogni minima perdita di fibre dovuta al degrado naturale. I dati dell’ARPA Marche confermano che nonostante la normativa sia datata, il numero di analisi richieste rimane significativo, a dimostrazione del fatto che una quota consistente di MCA è ancora presente sul territorio nazionale e deve essere censita e monitorata con rigore crescente.


FAQ — Domande frequenti sull’Indice di Degrado dell’Amianto

Cos’è l’Indice di Degrado dell’amianto e a cosa serve?

L’Indice di Degrado (ID) è un valore numerico ottenuto attraverso un’ispezione tecnica su campo, che misura lo stato di conservazione dei materiali contenenti amianto (MCA) e determina gli obblighi di intervento per il proprietario. Non è un semplice indicatore qualitativo: il suo valore stabilisce per legge se il proprietario deve procedere a una bonifica, entro quali tempi e con quale metodo. L’ID è lo strumento principale previsto dal Decreto Ministeriale 6 settembre 1994 per distinguere una situazione gestibile — che richiede solo monitoraggio — da un’emergenza sanitaria che impone azione immediata.

Chi è obbligato a far eseguire la valutazione dell’Indice di Degrado?

L’obbligo riguarda tutti i proprietari di immobili o i responsabili di attività in cui sia stata accertata la presenza di MCA. Questo include privati con coperture in Eternit, amministratori di condominio, datori di lavoro con capannoni industriali e enti pubblici proprietari di edifici costruiti prima del 1994. La valutazione deve essere eseguita da un tecnico abilitato e il risultato documentato nel Programma di Controllo e Manutenzione (PCM), ai sensi del D.M. 06/09/1994 e della UNI/PdR 152.2:2023.

Qual è la differenza tra il metodo lombardo e quello marchigiano?

Il modello lombardo (D.d.g. 18 novembre 2008, n. 13237) produce un valore assoluto con la formula ID = (A+B+C+D+E+F+G+H) × I, con soglie fisse di intervento a 25 e 45. Il modello marchigiano (Deliberazione G.R. n. 1611/2007) usa invece un approccio relativo con ID = Tpp/Mpp, producendo un valore decimale tra 0 e 1 con quattro classi qualitative (BUONO, DISCRETO, SCADENTE, PESSIMO). Il metodo marchigiano è più flessibile perché esclude automaticamente i parametri non verificabili, mentre quello lombardo è considerato tra i più restrittivi, poiché la vetustà amplifica in modo significativo ogni punteggio anche in presenza di danni fisici moderati.

Quanto costa una valutazione dell’Indice di Degrado?

Il costo varia in funzione della complessità dell’ispezione, della superficie della copertura, dell’accessibilità del manufatto e della localizzazione geografica dell’immobile. Una valutazione standard per una copertura residenziale si aggira generalmente tra i 300 e gli 800 euro, cui possono aggiungersi i costi delle analisi di laboratorio (MOCF, SEM, metodo dello strappo UNI 10608) se ritenute necessarie dal tecnico incaricato. La perizia deve includere la relazione tecnica, il calcolo documentato dell’ID e le indicazioni sulle azioni da intraprendere.

Cosa succede se non si esegue la valutazione o si ignora l’obbligo di bonifica?

Le conseguenze sono sia amministrative che penali. Il mancato adempimento agli obblighi di monitoraggio e bonifica previsti dal D.M. 06/09/1994 e dal D.Lgs. 81/2008 espone il proprietario a sanzioni da parte dell’ASL e degli organi di controllo. In caso di danni alla salute dimostrabili, la responsabilità civile e penale del proprietario può essere molto rilevante, in particolare quando il degrado avanzato della copertura era documentabile e l’obbligo di intervento era già scattato. Agire preventivamente con una bonifica programmata è economicamente e giuridicamente molto più conveniente rispetto a un intervento d’urgenza imposto dall’ASL.

Incapsulamento o rimozione: quale metodo scegliere?

La scelta dipende prima di tutto dal valore dell’ID e dallo stato fisico effettivo della lastra. La rimozione è l’unica soluzione definitiva ed è obbligatoria in caso di degrado avanzato (ID ≥ 45). L’incapsulamento è indicato per valori intermedi (26-44), quando il materiale è ancora strutturalmente integro ma presenta un iniziale affioramento di fibre: il ciclo applicativo deve garantire uno spessore minimo di 250 micron (norma UNI 10686) e richiede comunque un monitoraggio continuativo dell’integrità della pellicola ogni 2-3 anni. Il confinamento (sopracopertura) può essere preferibile quando si intende contestualmente migliorare le prestazioni termiche del tetto, ma richiede una preventiva verifica strutturale.

Come cambieranno le normative sull’amianto nei prossimi anni?

Il panorama normativo è in rapida evoluzione. Il D.Lgs. 213/2025 ha avviato un percorso di abbassamento progressivo dei limiti di esposizione professionale, da 0,1 a 0,01 fibre/cm³, mentre dal 21 dicembre 2029 la Microscopia Elettronica a Scansione (SEM) diventerà lo strumento di riferimento per il monitoraggio, sostituendo progressivamente la MOCF per il rilevamento delle fibre più sottili. La Regione Friuli Venezia Giulia ha già adottato nel novembre 2025 (DGR 7 novembre 2025, n. 1559) linee guida aggiornate che recepiscono i nuovi standard, segnalando una tendenza nazionale verso requisiti di valutazione sempre più rigorosi e strumenti analitici più sensibili.


Conclusione

La valutazione dell’Indice di Degrado dell’amianto rappresenta l’anello di congiunzione tra la conoscenza scientifica e la pratica operativa della sicurezza edilizia. Non è un adempimento burocratico da eseguire una volta e dimenticare: è un processo ciclico di analisi del rischio che deve essere guidato da professionisti qualificati, in grado di cogliere segni sottili di deterioramento come la micro-fessurazione indotta dalla carbonatazione o il distacco dei biofilm microbici che possono trascinare con sé fasci di fibre aerodisperse.

Da un punto di vista tecnico e patrimoniale, ignorare o posticipare la valutazione dell’ID è spesso un grave errore. Un intervento di bonifica programmato a seguito di un ID di 35 è economicamente e operativamente molto più gestibile rispetto a una rimozione d’urgenza imposta dall’ASL dopo una segnalazione per degrado avanzato. Il proprietario che agisce per tempo, con un PCM aggiornato e un RRA competente, non solo protegge la salute degli occupanti, ma tutela il valore del proprio patrimonio immobiliare in un mercato sempre più attento alla certificazione di assenza di rischio amianto. Seguendo queste linee guida, professionisti e cittadini potranno gestire le proprie pratiche con la competenza e la precisione necessarie.

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