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BROOF: Cosa Significa? Guida Definitiva 2026 alla Classificazione, ai Test (t1-t4) e alla Nuova Normativa Fotovoltaico

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BROOF

Meta Description: B_ROOF non è un test, ma una classificazione. Scopri cosa significa B_ROOF(t2), (t3) e (t4), perché la nuova Nota VVF 14030 del 2025 cambia tutto per il fotovoltaico e come essere conformi.

Introduzione: Perché la Sigla B_ROOF è Improvvisamente Sulla Bocca di Tutti?

Nel mondo della progettazione edilizia, dell’ingegneria e dell’efficienza energetica, pochi termini sono cruciali quanto la sicurezza antincendio. E quando si parla di coperture, la sigla $B_{ROOF}$ è diventata un termine centrale, ma spesso frainteso. Non si tratta di un’etichetta commerciale, ma di un pilastro della sicurezza europea.

Tuttavia, limitarsi a “richiedere una copertura B_ROOF” è un errore tecnico che può portare a gravi non conformità. La classificazione non è monolitica; esistono B_ROOF(t1), BROOF(t2), BROOF(t3) e BROOF(t4), e la differenza tra loro è abissale.

Questo articolo non è solo una guida per decodificare una norma. È un’analisi tecnica indispensabile alla luce della vera e propria rivoluzione normativa introdotta in Italia dalla nuova Linea Guida dei Vigili del Fuoco, trasmessa con Nota n. 14030 del 1 settembre 2025. Questa nota ha profondamente alterato il panorama della sicurezza antincendio, specialmente per la massiccia adozione di impianti fotovoltaici (FV).

La prassi che per un decennio ha accettato la classificazione B_ROOF(t2) è stata, di fatto, resa obsoleta per queste applicazioni.

In questa guida definitiva, analizzeremo in modo strutturato e preciso:

  • Cosa significa esattamente B_ROOF e l’errore comune da evitare.
  • L’importanza critica del substrato (combustibile vs. incombustibile).
  • L’analisi comparativa dei 4 metodi di prova (t1, t2, t3, t4).
  • La svolta normativa: perché la VVF 14030 ora richiede $B_{ROOF}(t3)$ o $(t4)$ per il fotovoltaico.
  • I nuovi percorsi di conformità, inclusa la rivoluzionaria specifica di sistema CEI TS 82-89.

1. Le Basi della Classificazione: Decodifica della Norma EN 13501-5

Per navigare la normativa, dobbiamo prima parlare la stessa lingua. La comprensione parte da una distinzione fondamentale.

L’Equivoco Comune: BROOF (Classificazione) vs. CEN/TS 1187 (Test)

Il primo e più comune errore tecnico è considerare BROOF come un “test”. Non lo è.

  • B_ROOF è una CLASSIFICAZIONE. È il risultato, l’etichetta di prestazione. La norma che definisce questa classificazione è la UNI EN 13501-5.
  • CEN/TS 1187 è il METODO DI PROVA. È il documento che descrive come si deve eseguire materialmente il test per determinare se una copertura merita o meno la classificazione $B_{ROOF}$.

Di conseguenza, una classificazione B_ROOF è tecnicamente incompleta se non è accompagnata dalla specifica del metodo di prova utilizzato. La dicitura corretta è B_ROOF (tX), dove (tX) sta per (t1), (t2), (t3) o (t4). Come vedremo, la differenza tra un BROOF (t2) e un BROOF (t4) è sostanziale.

Cosa significa BROOF? La Definizione Tecnica

Nel sistema europeo di classificazione al fuoco, la norma UNI EN 13501-5 classifica la capacità di un tetto di resistere all’innesco e alla propagazione del fuoco proveniente dall’esterno.

La classificazione BROOF indica la massima prestazione possibile. Un tetto classificato $B_{ROOF}$ offre la migliore protezione contro la propagazione del fuoco sulla sua superficie e contro la penetrazione del fuoco nella struttura sottostante.

Le altre classi indicano prestazioni progressivamente inferiori:

  • C_ROOF
  • D_ROOF
  • E_ROOF
  • F_ROOF: È la classificazione peggiore. Indica “prestazione non determinata” o, in termini pratici, “non testato”.

Il Punto Critico Dimenticato: L’Importanza del Substrato

Un secondo punto critico, fondamentale per la validità della certificazione e la responsabilità del progettista, è che la classificazione B_ROOF non è una proprietà intrinseca del solo manto impermeabile (es. la membrana bituminosa o sintetica).

La classificazione appartiene all’intero pacchetto di copertura che è stato testato, incluso il suo substrato (o piano di posa).

Le prove, definite nella CEN/TS 1187, possono essere eseguite su due categorie di superfici:

  1. Su superfici incombustibili: Ad esempio, un test eseguito posando la membrana su un massetto in calcestruzzo (cls).
  2. Su superfici combustibili: Ad esempio, un test eseguito posando la membrana su un pannello isolante in EPS (polistirene espanso), PIR, o su un pannello in legno.

Questa distinzione ha implicazioni legali e di sicurezza dirette per il progettista:

Un sistema di copertura (es. una membrana) che ottiene la certificazione$B_{ROOF}(t2)$quando testato su un massetto in calcestruzzo (incombustibile) non può essere legalmente installato su un tetto con isolamento in EPS (combustibile) pretendendo di mantenere tale classificazione.

La certificazione più versatile, e spesso più difficile da ottenere, è quella su substrato combustibile. Un rapporto di prova che attesta il superamento del test su supporto combustibile ne consente l’applicazione sia su substrati combustibili che incombustibili.

Qualsiasi variazione rispetto al campione testato (es. spessore, densità o tipo di isolante) può invalidare la certificazione. È responsabilità del progettista e del Direttore Lavori verificare il rapporto di prova completo e non fidarsi della sola etichetta commerciale.

2. L’Architettura dei Test: Analisi Comparativa dei Metodi CEN/TS 1187 (t1, t2, t3, t4)

Ora che sappiamo che BROOF è la classificazione e CEN/TS 1187 è il metodo, analizziamo perché esistono quattro metodi di prova distinti.

Perché Quattro Test Diversi? Un Compromesso Storico

L’esistenza di quattro test non è il risultato di una gerarchia di severità (sebbene di fatto lo sia), ma di un compromesso storico.

Gli stati membri dell’Unione Europea non riuscirono a concordare un unico metodo di prova standardizzato, poiché diverse nazioni (Germania, Francia, UK, paesi Scandinavi) avevano già normative e metodologie di prova nazionali consolidate.

Di conseguenza, i quattro test sono stati mantenuti. È fondamentale comprendere che non sono intercambiabili e non implicano un ordine di classificazione. Ogni test è autonomo. Un tetto è BROOF (t1) o BROOF (t2), ecc.

H3: Test 1 (t1) – Origine Germania

  • Stimolo: Tizzoni ardenti (burning brands).
  • Scopo: Simula il rischio di ignizione da scintille o piccoli tizzoni provenienti da un incendio vicino (es. un camino).
  • Valuta: Propagazione del fuoco sulla superficie e penetrazione.
  • Severità: Considerata Bassa.

H3: Test 2 (t2) – Origine Scandinavia

  • Stimolo: Tizzoni ardenti + Vento.
  • Scopo: Aggiunge il fattore vento, che può alimentare la combustione e spingere le fiamme. Il test usa una catasta di legno standardizzata (wood crib) come sorgente di ignizione. La prova viene eseguita a due diverse velocità del vento.
  • Durata: Relativamente breve, circa 15 minuti.
  • Severità: Media. Questo è stato per anni il test di riferimento de facto sul mercato italiano.

H3: Test 3 (t3) – Origine Francia

  • Stimolo: Tizzoni ardenti + Vento + Calore Radiante Supplementare.
  • Scopo: Questo test è significativamente più severo dei primi due. L’aggiunta di una fonte di calore radiante simula uno scenario molto più grave, come il calore intenso irradiato da un edificio adiacente completamente in fiamme.
  • Severità: Alta.

H3: Test 4 (t4) – Origine Regno Unito

  • Stimolo: Metodo bifasico che include Tizzoni ardenti + Vento + Calore Radiante Supplementare.
  • Scopo: Questo test è ampiamente considerato il più rigoroso dei quattro. È progettato per simulare incendi esterni di grandi proporzioni.
  • Criteri di Superamento: I criteri per ottenere la classificazione BROOF (t4) sono estremamente severi e includono:
    1. Nessuna penetrazione del fuoco nel substrato per almeno 1 ora.
    2. Propagazione della fiamma limitata a meno di 0.38 metri.
    3. Tempo di combustione residua (dopo la rimozione della sorgente) inferiore a 5 minuti.

Il confronto tra la durata di 1 ora del test (t4) e i 15 minuti del test (t2) evidenzia da solo l’enorme divario nel livello di sicurezza e resistenza al fuoco certificato da questi due metodi.

H3: Tabella Comparativa dei Metodi di Prova CEN/TS 1187

Per chiarezza, riassumiamo le differenze chiave:

Metodo di ProvaOrigine NazionaleStimoli di ProvaParametri Chiave ValutatiSeverità Percepita
Test 1 (t1)GermaniaTizzoni ardentiPropagazione superficiale, PenetrazioneBassa
Test 2 (t2)ScandinaviaTizzoni ardenti + VentoPropagazione superficiale, Propagazione internaMedia
Test 3 (t3)FranciaTizzoni ardenti + Vento + Calore RadiantePropagazione superficiale, Propagazione interna, PenetrazioneAlta
Test 4 (t4)Regno UnitoTizzoni ardenti + Vento + Calore Radiante (Bifasico)Penetrazione (1 ora), Propagazione superficialeMolto Alta / Massima

3. La Svolta Normativa: La Nuova Linea Guida VVF 2025 e il Fotovoltaico

Se finora la distinzione tra (t2), (t3) e (t4) poteva sembrare un tecnicismo per addetti ai lavori, dal 1 settembre 2025 è diventata l’elemento centrale della progettazione antincendio per chiunque installi un impianto fotovoltaico.

H3: Il Contesto Precedente: La Prassi della Nota VVF n. 1324 (2012)

Per oltre un decennio, la progettazione antincendio degli impianti FV in Italia è stata disciplinata dalla “Guida per l’installazione” dei VVF (Nota n. 1324 del 7 febbraio 2012).

È importante notare che questa guida non imponeva una specifica classe BROOF (tX). Richiedeva una “valutazione specifica del rischio di propagazione dell’incendio” che doveva tenere conto della classe di resistenza al fuoco esterno della copertura.

Nella prassi di mercato, le coperture classificate BROOF (t2) sono state ampiamente considerate “accettabili” per l’installazione di moduli FV. Questo anche per la maggiore disponibilità sul mercato di prodotti testati (t2), specialmente quelli con la versatile certificazione su substrato combustibile.

H3: CAMBIO EPOCALE: La Nota VVF n. 14030 (1 Settembre 2025)

Il 1 settembre 2025 è entrata in vigore la Nota n. 14030, che stabilisce le nuove “Linea guida di prevenzione incendi per la progettazione, installazione, esercizio, manutenzione di impianti fotovoltaici”.

Questa nota:

  • Sostituisce integralmente le precedenti guide del 2012.
  • È entrata in vigore immediatamente, senza periodo transitorio.

Perché BROOF (t2) Non Basta Più? Il Rischio Reale del Fotovoltaico

La novità più rilevante è l’innalzamento drastico dei requisiti per la copertura.

La domanda è: perché i VVF hanno deciso che il BROOF (t2) non è più sufficiente? La risposta risiede in una comprensione più matura del rischio specifico del FV.

  1. Un Impianto FV non è Passivo: Un impianto fotovoltaico non è un semplice elemento edilizio passivo come una tegola o una lastra di metallo.
  2. È un Impianto Elettrico Attivo: È un impianto che opera a tensioni elevate, potenzialmente fino a 1000 V o 1500 V.
  3. È una Potenziale Fonte di Innesco: In caso di guasto (come un arco elettrico, un cortocircuito, un guasto della junction box o un surriscaldamento del backsheet), il modulo stesso può diventare una potente fonte di ignizione.
  4. Genera Calore Radiante: Questo scenario di guasto genera un attacco termico diretto e, soprattutto, un intenso calore radiante sulla superficie della copertura immediatamente sottostante.

Qui si chiude il cerchio: il test $B_{ROOF}(t2)$, simulando solo tizzoni e vento, non è assolutamente progettato per modellare questo tipo di rischio. Non simula l’attacco termico da calore radiante.

I Nuovi Requisiti VVF: BROOF (t3) o BROOF (t4) Obbligatori

I Vigili del Fuoco hanno quindi logicamente concluso che i test BROOF (t3) e BROOF (t4) – gli unici che includono il calore radiante supplementare tra gli stimoli di prova – sono le uniche metodologie di prova appropriate per simulare realisticamente il rischio specifico di un incendio che ha origine da, o coinvolge, un impianto fotovoltaico.

La nuova linea guida VVF 14030 stabilisce quindi che, per uno dei principali percorsi di conformità, la copertura su cui vengono installati i moduli fotovoltaici deve possedere una classificazione di resistenza al fuoco esterno BROOF (t3) o BROOF (t4).

Questa decisione decreta, di fatto, la fine dell’uso della classificazione BROOF (t2) per la conformità antincendio delle nuove installazioni FV in percorsi prestazionali.

4. Come Essere Conformi: I 4 Percorsi della Nuova Nota VVF 14030

La nuova Nota VVF definisce diversi percorsi per garantire la conformità antincendio. Un progettista deve conoscerli per scegliere la strategia corretta.

Ecco uno schema dei percorsi principali:

Percorso Prescrittivo 1: La Copertura Incombustibile

La prima opzione, la più semplice e intrinsecamente sicura, consiste nell’installare l’impianto fotovoltaico su una copertura i cui elementi siano classificati come incombustibili (ad esempio, Euroclasse A1).

Percorso Prescrittivo 2: La Soluzione per il Retrofit (La Barriera EI 30 + A1)

Questo percorso è fondamentale, specialmente per gli interventi di retrofit su coperture esistenti che, ovviamente, non possiedono una classificazione BROOF (t3) o (t4).

La normativa consente l’installazione previa interposizione di una barriera di sicurezza tra i moduli FV e il piano di copertura.

Questo strato deve possedere una rigorosa doppia certificazione:

  1. Resistenza al fuoco EI 30: Deve garantire l’Integrità (E) e l’Isolamento termico (I) per almeno 30 minuti, secondo la EN 13501-2.
  2. Reazione al fuoco A1: Deve essere incombustibile, secondo la EN 13501-1.

Questo strato deve essere continuo, coprire l’intera area dei pannelli ed estendersi per almeno due metri su ogni lato. I sistemi di ancoraggio non devono comprometterne la prestazione di resistenza al fuoco.

Percorso Prestazionale 3: La Doppia Classificazione (Tetto + Modulo)

Questo è il percorso prestazionale che ha innalzato l’asticella. Richiede che sia la copertura sia il modulo possiedano una classificazione di resistenza al fuoco esterno:

  1. Requisito Copertura: Deve essere classificata BROOF (t3) o BROOF (t4).
  2. Requisito Modulo FV: Deve avere una reazione al fuoco di almeno Classe E (secondo EN 13501-1) e inoltre essere classificato BROOF (t1, t2, t3, o t4).

Questo secondo requisito (Modulo B_ROOF) ha generato notevole complessità, poiché richiede di testare un apparecchio elettrico (il modulo) secondo uno standard concepito per elementi di copertura.

Percorso Prestazionale 4 (Il Futuro): L’Approccio di Sistema (CEI TS 82-89)

Consapevoli della complessità del Percorso 3, le nuove linee guida VVF introducono un quarto percorso, che rappresenta l’avanguardia della valutazione del rischio.

In alternativa al requisito “Classe E + BROOF” per il modulo, la normativa accetta una classificazione CFV(a,b,c) (Classe Fuoco Fotovoltaico) secondo la nuova Specifica Tecnica italiana CEI TS 82-89.

5. Oltre BROOF: Il Nuovo Paradigma di Sistema (CEI TS 82-89)

L’inclusione della specifica CEI TS 82-89 nelle linee guida VVF è un chiaro segnale che la valutazione del rischio si sta spostando da un’analisi per componenti a una valutazione di sistema.

Differenza Concettuale: Testare il Componente vs. Testare il Sistema

Questo è un cambio di paradigma fondamentale:

  • Approccio EN 13501-5 (BROOF): È un approccio per componenti. Testa la copertura in isolamento. Il Percorso 3 (descritto sopra) testa due componenti separati (tetto e modulo) e presume che la loro combinazione sia sicura.
  • Approccio CEI TS 82-89 (CFV): È un approccio di sistema. La specifica tecnica è nata appositamente per valutare l’interazione tra il modulo FV e la copertura su cui è installato.

Cosa Valuta Realmente la CEI TS 82-89 che BROOF Ignora?

Questa nuova specifica tecnica è stata sviluppata proprio perché i test sui singoli componenti (come il BROOF) non riescono a catturare i rischi reali e specifici dell’accoppiamento FV-tetto.

La CEI TS 82-89 valuta scenari di incendio realistici, analizzando fenomeni critici come:

  • La propagazione del fuoco sul backsheet (lo strato polimerico sul retro del modulo).
  • Il gocciolamento di materiale fuso (come l’incapsulante EVA) che può incendiare la copertura sottostante.
  • L’effetto camino (ventilazione) che si crea nell’intercapedine tra modulo e tetto, che può accelerare drasticamente l’incendio.
  • L’influenza della distanza e dell’inclinazione del modulo.

La norma CEI TS 82-89 utilizza un’apparecchiatura di prova derivata dal Single Burning Item (SBI), modificata per simulare questi scenari, portando a una classificazione (es. BFV, CFV, ecc.) che descrive il comportamento dell’intero assemblaggio.

Riepilogo: B_ROOF (Componente) vs. C_FV (Sistema)

CaratteristicaApproccio EN 13501-5 (“Componente”)Approccio CEI TS 82-89 (“Sistema”)
Oggetto del TestLa copertura (o il modulo, testato come se fosse una copertura)L’assemblaggio Tetto + Modulo FV
ScopoResistenza a un fuoco esterno genericoValutazione dell’interazione e della propagazione dell’incendio nel sistema Tetto-FV
MetodologiaCEN/TS 1187 (t1, t2, t3, t4)SBI Modificato (Protocolli a, b, c)
Rischi SpecificiPropagazione superficiale, PenetrazioneEffetto camino, combustione backsheet, gocciolamento incapsulante

Conclusioni: Strategie Progettuali per il Professionista

L’entrata in vigore della Nota VVF n. 14030 il 1 settembre 2025 ha ridefinito la base della sicurezza antincendio per gli impianti fotovoltaici, rendendo obsolete le prassi progettuali precedenti.

Per il professionista tecnico (ingegnere, architetto, progettista, D.L.), questo impone un aggiornamento immediato delle specifiche di capitolato.

Le strategie di progettazione si dividono nettamente:

  1. Per le Nuove Costruzioni: La strategia progettuale più robusta e future-proof consiste nel combinare due elementi:
    • Specificare un sistema di copertura con la massima classificazione possibile, ovvero BROOF (t4).
    • Specificare moduli fotovoltaici che siano stati testati e classificati secondo la nuova specifica di sistema CEI TS 82-89.
  2. Per il Retrofit (Edifici Esistenti): Per l’installazione di impianti FV su coperture esistenti (che difficilmente possiedono una certificazione (t3) o (t4)), il Percorso Prescrittivo 2 appare come la soluzione più diretta, pragmatica e difendibile dal punto di vista normativo: l’installazione della barriera continua EI 30 + A1 tra la copertura e l’impianto FV.

I professionisti hanno ora la responsabilità di richiedere ai produttori di coperture i rapporti di prova conformi ai metodi (t3) o (t4) e di familiarizzare con la norma CEI TS 82-89, poiché rappresenta la valutazione più accurata del comportamento al fuoco dell’installazione finita.

Domande Frequenti (FAQ)

Cosa significa B_ROOF(t2)?

BROOF (t2) significa che un sistema di copertura ha ottenuto la massima classificazione (BROOF) di resistenza al fuoco esterno, secondo il metodo di prova (t2) della specifica CEN/TS 1187. Questo test, di origine scandinava, simula l’attacco di tizzoni ardenti e vento. Per anni è stato lo standard di fatto in Italia.

Qual è la differenza tra B_ROOF(t2) e B_ROOF(t3)?

La differenza è la severità del test. Entrambi simulano tizzoni e vento, ma il test (t3) aggiunge un terzo stimolo: il calore radiante supplementare. Questo simula uno scenario di incendio molto più grave, come il calore irradiato da un edificio vicino in fiamme o, come vedremo, da un impianto fotovoltaico in combustione.

Perché la classificazione B_ROOF è importante per il fotovoltaico?

Perché un impianto fotovoltaico non è un elemento passivo, ma un impianto elettrico attivo. In caso di guasto (es. arco elettrico), il modulo stesso può innescare un incendio e generare un intenso calore radiante. La classificazione BROOF (in particolare t3 e t4) garantisce che la copertura sottostante possa resistere a questo specifico attacco termico.

Il B_ROOF(t2) è ancora valido per il fotovoltaico nel 2025?

Non più per uno dei principali percorsi di conformità. La nuova Nota VVF n. 14030 del 1 settembre 2025 ha reso obsolete le prassi precedenti. Poiché il test (t2) non simula il calore radiante, i VVF richiedono ora esplicitamente coperture classificate BROOF (t3) o BROOF (t4) per la conformità prestazionale.

Cosa richiede la nuova normativa VVF 14030 per gli incendi dei tetti?

La Nota VVF 14030 sostituisce la vecchia guida del 2012 e innalza i requisiti. Per installare impianti FV, richiede, tra le opzioni:

  1. Coperture incombustibili (Classe A1).
  2. L’uso di una barriera EI 30 + A1 tra modulo e tetto.
  3. Un sistema “Tetto + Modulo” dove il tetto sia BROOF (t3) o (t4).

Come posso installare un fotovoltaico su un tetto esistente (retrofit)?

Se la copertura esistente non è BROOF (t3) o (t4) (scenario molto probabile), la soluzione prescrittiva indicata dalla Nota VVF 14030 è il Percorso 2. Questo prevede l’installazione di una barriera di sicurezza continua tra i moduli e il tetto, che deve essere certificata sia EI 30 (resistenza al fuoco per 30 min) sia A1 (incombustibile).

Hai Bisogno di una Consulenza Tecnica sulla Conformità Antincendio?

La nuova normativa VVF 14030 e la complessità delle classificazioni B_ROOF e CEI TS 82-89 hanno ridefinito la responsabilità del progettista e dell’installatore. Affrontare un progetto di copertura o un’installazione fotovoltaica con specifiche obsolete non è più un’opzione.

Se gestisci un patrimonio immobiliare, progetti nuove coperture o devi adeguare un impianto fotovoltaico esistente, l’errore può costare caro.

Contattaci oggi per una consulenza progettuale e un’analisi di conformità. Il nostro team di ingegneri esperti è specializzato nell’analisi della sicurezza antincendio secondo le normative più recenti, garantendo che il tuo progetto sia non solo efficiente, ma anche pienamente conforme e sicuro.

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Avvertenza — Natura divulgativa del contenuto Questo articolo è redatto dall'Ing. Mirco Vitellozzi con finalità informative e divulgative, ed è aggiornato alla data di pubblicazione indicata in calce. Il contenuto illustra principi tecnici e quadri normativi in forma semplificata: esempi numerici, casi studio e schemi decisionali sono riferimenti di scenario, non parametri da applicare meccanicamente al caso individuale.

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Pubblicato da Mirco Vitellozzi

Ing. Mirco Vitellozzi, ingegnere libero professionista iscritto all'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Fermo. Specializzato in efficienza energetica, normativa edilizia, incentivi fiscali e Transizione 5.0.